In Italia vivono 150.000 zingari (120mila rom e 30mila sinti). Di questi ben 100mila sono bambini, praticamente i due terzi. Dei 100mila minori solo 13.000 frequentano regolarmente un istituto scolastico. Molti, non tutti per carità, ma molti, anzi troppi come tutti oramai sanno e come tutti oramai passivamente accettano, vengono sfruttati:
per l’accattonaggio, per i furti, per la prostituzione minorile. Ben vengano quindi le parole dell’onorevole Francesco Rutelli che sulle pagine di Europa ha tuonato, più o meno così:
”basta ipocrisie, liberiamo i bambini rom, vanno sottratti a chi li sfrutta” ma soprattutto con un frase che probabilmente è la prima volta che appare in bocca ad un politico di sinistra: “conosco un giustificazionismo sociale che invece non si può giustificare: è la loro cultura, fatta anche di espedienti....mi chiedo se costringere centinaia di bambini ad andare per strada a rubare sarebbe un espediente”.
Complimenti a Rutelli. Soprattutto per quel termine, “giustificazionismo sociale” che spesso, tropo spesso, è figlio di una cultura vergognosamente tollerante soprattutto nei confronti di chi lede i diritti civili di troppi, minori compresi.
Poiché è fuori discussione e non è assolutamente una sparata xenofoba, il fatto che “se un italiano facesse ai suoi figli quello che molti nomadi fanno ai loro probabilmente quei bimbi gli verrebbero tolti in pochi minuti” (frase non mia, ma detta al Corsera da Simonetta Matone, sostituto procuratore presso il Tdm di Roma).
Restiamo in attesa di vedere se le frasi di Rutelli avranno una dovuta ripercussione tangibile oppure se avranno la stessa durata dei botti di fine anno: rumorosi, fastidiosi, ma esauriti nell’arco di pochi minuti.
argati, bambini della romania